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Frane in Appennino. In Emilia Romagna il 15% della popolazione è a rischio

Dopo quanto accaduto in Liguria e Lunigiana è una notizia che mette i brividi. A rendere , se possibile, più drammatica la situazione, anche la notizia dell’annullamento del  previsto trasferimento di 51 milioni di euro promessi dal Ministero dell’ Ambiente alla Regione Emilia Romagna.

 

"Questi fondi non arriveranno - ha denunciato all'assemblea legislativa Paola Gazzolo, l'assessore regionale al Territorio - dalle dichiarazioni rilasciate dal ministro dell'Ambiente Prestigiacomo apprendiamo che non sono stati ripristinati i fondi nazionali destinati agli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico". Fondi che per la nostra regione erano appunto di 51 milioni, stanziati con un accordo di programma firmato un anno fa.

 

Da Piacenza a Rimini, la superficie critica è stimata in 4316 chilometri quadrati (393 solo in provincia di Bologna, circa un decimo del totale) con 815 edifici scolastici che sarebbero da rafforzare. Secondo il geologo Marco Pizziolo della Regione “cambia poco se le frane sono considerate quiescenti o attive  perché anche quelle quiescenti possono riattivarsi da un momento all'altro. Mentre è difficile che si creino nuovi fronti franosi, accade solo nell'un per cento dei casi".

 

Frane attive e frane quiescenti, come quella riattivata a Ripoli in fase di costruzione della Variante di valico.

 

 foto: la frana di Scascoli

 

novembre 2011

 

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data pubblicazione: 
Domenica, 13. November 2011 - 19:26
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