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Uva, castagne e porcini quei frutti d´autunno impazziti per il caldo

Dai campi al mercato, così cambia la spesa di stagione.  I marroni cadono dagli alberi un mese prima ma la produzione è dimezzata. Funghi spariti per l´assenza di piogge, nelle trattorie si trovano quelli congelati

LOIANO (BOLOGNA) - Entri nel castagneto e sembra di essere su una brutta spiaggia. Polvere, erba secca che si frantuma sotto i piedi. Nemmeno un filo verde, funghi nemmeno parlarne, tutto è color seppia. «Quelli che hanno impiantato un castagneto in questi ultimi dieci anni – dice Renzo Panzacchi, mentre nella sua tenuta "La Lama" taglia l´erba sotto le piante secolari – avrebbero fatto meglio a coltivare banane o datteri. Guardi, anche le radici dell´erba sono secche. Sono qui da stamattina e ho dovuto andare a casa tre volte per fare la doccia». Non finisce più, l´estate infinita, e provoca tanti guai. Accanto ai turisti che si rinfrescano nelle fontane cittadine, fra poche ore potranno apparire le griglie dei caldarrostai: marroni e castagne stanno infatti già cadendo dagli alberi, in anticipo di quasi un mese.

«Non ci sono più le stagioni di una volta» non è più soltanto un trito modo di dire. È la fotografia di un cambiamento del clima che mette in crisi soprattutto chi vive lavorando la terra. Meno 50 per cento la produzione di castagne ma crisi anche in settori ben più importanti, come quello del vino. La vendemmia è iniziata in anticipo di almeno 15 giorni ma entrare prima nelle vigne non è bastato: il caldo del giorno e soprattutto quello della notte hanno provocato un calo di produzione di almeno il 10 per cento. Quarantadue milioni di ettolitri contro i 46,5 dell´anno scorso, e così la Francia – produzione prevista 47,9 milioni di ettolitri – si riprende il primato mondiale.

«Temperature alte e costanti, senza una netta differenza fra giorno e notte – dice Rolando Manfredini, responsabile qualità della Coldiretti – stanno portando molti problemi. L´anticipo nella maturazione delle castagne, di 25 – 30 giorni, è solo un esempio. Anche la frutticoltura di montagna ha ormai gli stessi tempi di quella di pianura. E nelle terre piane ormai è impossibile una programmazione vera. Si semina ad esempio con intervalli di 15 giorni, per avere un prodotto pronto in settimane diverse e potere vendere i prodotti con continuità nei mercati, poi il troppo caldo fa maturare tutto e tutto assieme.

Quest´anno sono andati in crisi i cocomeri, i meloni, le insalate, i finocchi, i porri… Mercati intasati per qualche giorno o settimana e prezzi troppo bassi e poi assenza del prodotto e prezzi alle stelle. Si aspettava la rottura meteorologica di metà agosto e invece anche settembre è stato molto pesante. I colpi di calore, assieme agli stress idrici, hanno colpito anche le mele, che in molte parti d´Italia non hanno raggiunto la giusta pezzatura».
L´agosto 2011 è al decimo posto fra i più caldi degli ultimi 200 anni. Con il 73% di precipitazioni in meno rispetto alla media lo stesso agosto si colloca all´ottavo posto fra i mesi più asciutti dal 1800 ad oggi. «E tutto non si risolverà con l´arrivo delle piogge. Nel terribile 2003 abbiamo visto, ad esempio, che l´alta temperatura ha provocato un aumento delle generazioni di insetti.

La Carpocapsa pomonella, il verme delle mele, è passata da tre a quattro generazioni. Se non ci sarà un inverno davvero rigido, ci troveremo il verme nelle piante già all´inizio della prossima primavera. Il caldo provoca poi la caduta precoce delle foglie, con il pericolo della rivegetazione. Peri e susini potrebbero mettere fiori e gemme in ottobre e non in primavera».
 

Oggi dovrebbero scendere le prime piogge, dopo l´estate sahariana. Ornella Vola, produttrice di marroni a Boves, ancora spera. «Io sono in alto, con l´acqua e il fresco i frutti potrebbero ancora crescere. Ma nel cuneese giù fino a Pinerolo hanno già cominciato la raccolta». Renzo Panzacchi, sulle montagne bolognesi, non è ottimista. «La pioggia può soltanto limitare i danni e deve essere una pioggia lieve e continua. Un temporale non serve a nulla, con un terreno duro come il cemento. La "cascola", la caduta dei ricci, qui da noi è già iniziata. La pianta in difficoltà sgancia i ricci più deboli come legittima difesa, per salvare i ricci più forti.

Io ho castagni di 200 – 400 anni che hanno radici profonde. Ma guardando dentro ai ricci, vedo che tanti non hanno due o tre marroni ma solo uno. Rispetto all´anno scorso, un anno discreto, credo che il 45 – 50% sia già perso. Peggio ancora per chi ha castagni giovani, tanti già attaccati dal cancro. Con il caldo e il secco ormai sono morti».
 

Nessun fungo, nel bosco color seppia. «Non ho visto nemmeno di quelli "matti". Che tristezza: poche castagne, nessun porcino. Questa estate ci ha rovinato l´autunno». Si trovano, i funghi, in quasi tutte le trattorie della montagna. Ma sono congelati, o arrivano dall´ex Jugoslavia o dalla Svezia. In annate normali – secondo una stima della Coldiretti – si raccolgono 30 mila tonnellate di funghi, fra porcini, finferli, trombette, chiodini…Ma basta fermarsi nel bosco che sembra una brutta spiaggia per capire che in questo autunno i cesti resteranno vuoti. «Guardi i miei castagni di 400 anni – racconta Renzo Panzacchi – e abbia speranza.
La natura è forte. Ci sarà un´altra estate, e un altro autunno. E il bosco sarà pieno di profumi e di colori».

data pubblicazione: 
Lunedì, 19. September 2011 - 7:00
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