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la volpe selvatica . Come e perchè tutelarsi. La diffusione della rabbia


 

 

 Incontrare occasionalmente un animale selvatico è quasi per chiunque una forte emozione.

Curiosità, incredulità, a volte morbosità, sono tra i sentimenti che ci colgono ad un incontro inaspettato con alcuni di essi.

Per chi vive in città è occasione rara se non impossibile. Ma basta allontanarsi di non molto da centri urbani luminosi e rumorosi, che questa rara occasione diviene un costante e ripetuto avvicinamento.

 

 

La volpe-vulpes, è un canide di medie dimensioni, presente un po’ su tutto il nostro territorio,ad eccezione delle isole minori, ma anche in Asia, Africa ed nord-America.

E’ un mammifero carnivoro di forma slanciata, di colore piuttosto variabile dal bruno-grigio fino al rossiccio (anche in base alla stagionalità), che ha come distintivo caratterizzante una lunga e folta coda con punta biancastra.

Il suo habitat naturale è il bosco, fino a 2000 metri di altitudine, dove tra fitti cespugli e tronchi trova rifugio, spesso costruendo la sua tana all’interno di vecchie tane preesistenti di altri animali selvatici. Non disdegna zone vicino a campi coltivati ed abitazioni.

E’ un predatore eclettico, la sua dieta estremamente variabile, comprende da animali di piccole e medie dimensioni, a invertebrati, piccoli ungulati insieme a frutta selvatica e rifiuti urbani.

Di abitudini assai più sociali di quanto non si ritenesse in passato, può vivere in coppia e in nuclei familiari fortemente territoriali.

 

Tornato alla ribalta negli ultimi mesi (ne hanno parlato testate giornalistiche e precedentemente, in data 26/11/2009 il Ministero della Salute ha disposto un Ordinanza Ministeriale www.salute.gov.it per le regioni del Triveneto) se ne è parlato non tanto per la sua predilezione culinaria di polli ed anatre, quanto per essere stato riconosciuto come principale serbatoio di una malattia infettiva altamente temibile. La rabbia, appunto, dal latino rabies, cattiveria di animali, che colpisce il sistema nervoso centrale determinando la morte dei neuroni delle corna posteriori del midollo spinale e del mesencefalo.

 

L’emergenza riguarda attualmente le regioni del nord del nostro paese (il virus è arrivato dall’est con le volpi selvatiche che hanno oltrepassato il confine), ma visto gli ultimi dati rilevati (nel Triveneto nei primi mesi del 2010 sono stati riscontrati 92 casi di rabbia silvestre contro i 68 di tutto il 2009 e i 9 del 2008) si teme un allargamento all’ovest ed una possibile e rapida propagazione della malattia anche in altre regioni italiane.

 

Le autorità competenti indicano   di evitare qualsiasi contatto con animali selvatici anche se questi si mostrassero socievoli, ricordando che le volpi non sono gli unici portatori del virus, e le indicazioni necessarie a cui ricorrere nel caso di un contatto a rischio avvenuto (lavare abbondantemente e a lungo la ferita e allertare il soccorso medico o veterinario).

La malattia che interessa principalmente gli animali ma che può occasionalmente essere trasmessa all’uomo, può essere contratta con il morso di un animale infetto (la cui saliva contiene alte concentrazioni del virus), un graffio profondo, la leccatura di pelle non integra da parte di soggetti infetti ancora asintomatici. Va ricordato che in alcuni casi, per persone ed animali che dovessero recarsi in zone a rischio, è obbligatorio il vaccino, così come per chi svolge attività professionali “a rischio specifico” quali medici, veterinari, guardie forestali, guardie venatorie e operatori cinofili.

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