Martedì, 23. July 2019 - 19:41

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Bisogna avere rispetto per ciò che è pubblico

Riceviamo e pubblichiamo

Riceviamo e pubblichiamo

Chi ricopre un ruolo istituzionale dovrebbe muoversi con tutte le cautele del caso dato che rappresenta lo Stato. Questa amministrazione si è proposta in iniziative quantomeno bizzarre. Abbiamo iniziato con "alza l'asta" un iniziativa dal nome assai equivoco e con lo scopo di raccogliere fondi per costruire una tettoia in una scuola che sarebbe andata in disuso. Un po' come dire "fateci la carità". 

Come seconda cosa ricordo il primo speranzalbero, un'ammasso delle potature del giardino di qualcuno sgomberato in fretta e furia per aver gettato nel ridicolo una iniziativa con scopi lodevoli. Al terzo posto il posizionamento di un "mostro" nella rotonda di accesso al paese tanto per dare una buona immagine a chi arriva.

Potremmo anche dire che è assai "originale" per un luogo istituzionale come l'edificio comunale l'utilizzo di tutti gli spazi possibili per appendere quadri di dubbio gusto (sempre regalati) e l'utilizzo dei colori per le pareti della sala del consiglio. 

Ora, per finire, si pensa di permettere a qualcuno che vuole ricordare i propri morti di posizionare una panchina con targhetta alla memoria come se la cosa dovesse interessare a tutti i cittadini. Questo spalanca le porte a tante altre iniziative del genere per cui tra qualche anno avremo scivoli per bambini dedicati o cestini dei rifiuti o magari semafori o pali stradali. Quello però che più mi meraviglia è che qualcuno in paese la ritiene una bella iniziativa. Personalmente credo che ognuno sia libero di ricordare i propri cari come meglio crede senza per questo doverne fare un atto pubblico. 

Andrea Bovina

data pubblicazione: 
Domenica, 10. February 2019 - 21:06

Commenti

Semplice, non va esposta nessuna targhetta, a me dovessi sederci, farebbe un po’ impressione. Poi diciamolo, è anche un tantino di cattivo gusto, anche perché non vorrei che ci portassero fiori. Finché posso cerco di stare lontano dai cimiteri. Franco Bolognesi

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