You are here Le ricette di Pellegrino Artusi - Menù di capodanno

Le ricette di Pellegrino Artusi - Menù di capodanno


                                                                   Minestra asciutta:Tortelli Fritto:Cotolette imbottite Umido:Bue alla brace Rifreddo:Cappone in galantina Arrosto: Sfilettato tartufato Dolce: Gateau à la noisette                                                  Tortelli Ricotta o raviggiuolo, oppure l’una e l’altro uniti, grammi 200. Parmigiano, grammi 40. Uova intere, n.1 e un rosso. Odore di noce moscata e di spezie. Un pizzico di sale. Un po’ di prezzemolo tritato. Si chiudono in una sfoglia fatta come quella dei cappelletti e tagliata con un disco rotondo alquanto più grande. Si possono lasciare colla prima piegatura a mezza luna, ma è da preferirsi la forma dei cappelletti. Si cuociono nell’acqua salata a sufficienza, si levano asciutti e si condiscono a cacio e burro. Con questa dose ne otterrete 24 o 25 e possono bastare, essendo grandi, per tre persone.                              Cotolette imbottite Formate delle cotolette di vitella di latte oppure di petti di pollo o di tacchino, tagliate sottili e, se tenete a dar loro una forma elegante, tritatele e riunitele dopo, schiacciandole. Se trattasi di vitella di latte basteranno grammi 170 di magro senz’osso, per ottenerne 6 o 7. Soffriggetele, così a nudo, nel burro, salatele e mettetele da parte. Fate una balsamella con grammi 70 di farina, 20 grammi di burro e 2 decilitri di latte e, appena tolta dal fuoco, salatela, gettateci una cucchiaiata di parmigiano e un rosso d’uovo mescolando bene. Quando sarà diaccia spalmate con questa le cotolette da ambedue le parti alla grossezza di uno scudo pareggiandola colla lama di un coltello da tavola intinto nell’olio, poi immergetele nell’uovo frullato, panatele e rosolatele friggendole nell’olio o nello strutto. Servitele con spicchi di limone.                                 Bue alla brace Sarebbe il boeuf braisè dei Francesi. Procuratevi un bel tocco di carne magra e frolla e, dato che sia del peso di grammi 500 senz’osso, steccatelo con grammi 50 di lardone tagliato a lardelli grossi e lunghi un dito scarso, ma conditeli prima con sale e pepe. Fate un battuto con un quarto di cipolla di media grandezza, mezza carota e una costola di sedano lunga un palmo. Tritatelo all’ingrosso con la lunetta e mettetelo al fuoco con grammi 30 di burro e sopra al medesimo il pezzo di carne legato e condito con sale e pepe. Quando il battuto sta per consumarsi, bagnatelo per due volte con un gocciolo d’acqua fredda; consumata che sia e colorita la carne, versate due ramaiuoli di acqua calda, coprite la cazzeruola con foglio doppio di carta e fate bollire adagio finché la carne sia cotta. Allora passate il sugo, digrassatelo e rimettetelo al fuoco con un altro pezzetto di burro per dar maggior grazia alla carne e all’intinto, col quale potrete tirare a sapore un contorno di erbaggi, come sarebbero spinaci, cavoli di Bruxelles, carote, finocchi, quello che più vi piace di questi.                             Cappone in galantina Vi descriverò un cappone in galantina fatto in casa mia e servito a un pranzo di dieci persone; ma poteva bastare per venti, poiché pelato, risultò chilogrammi 1,500. Vuotato e disossato rimase chilogrammi 0,700 e fu riempito  con la quantità di ingredienti che qui appresso vi descrivo: Magro di vitella di latte, grammi 200. Detto di maiale, grammi 200. Mezzo petto di pollastra. Lardone, grammi 100. Lingua salata, grammi 80. Prosciutto grasso e magro, grammi 40. Tartufi neri, grammi 40. Pistacchi, grammi 20. Mancandovi il maiale, può servire il petto di tacchino. I tartufi tagliateli a pezzi grossi come le nocciuole e i pistacchi sbucciateli nell’acqua calda. Tutto il resto tagliatelo a filetti della grossezza di un dito scarso e mettetelo da parte salando le carni. Fate un battuto con altro maiale e con altra vitella di latte, grammi 200 di carne in tutto, pestatelo fine in un mortaio con grammi 60 di midolla di pane bagnata nel brodo; aggiungete un uovo, le bucce dei tartufi, i ritagli della lingua e del prosciutto, conditelo con sale e pepe e, quando ogni cosa è ben pesta, passatelo per istaccio. Ora, allargate il cappone, salatelo alquanto e cominciate a distenderci sopra un poco di battuto e poi un suolo di filetti intercalati nelle diverse qualità, qualche pezzetto di tartufo e qualche pistacchio; e così di seguito un suolo di filetti e una spalmatura di battuto finché avrete roba, avvertendo che i filetti del petto di pollastra è meglio collocarli verso la coda del cappone per non accumulare sul petto di questo la stessa qualità di carne. Ciò eseguito tirate su i lembi del cappone dalle due parti laterali, non badando se non si uniscono perfettamente, che ciò non importa, e cucitelo. Legatelo per il lungo con uno spago, involtatelo stretto in un pannolino, che avrete prima lavato, onde togliergli l’odore di bucato, legate le due estremità del medesimo e mettetelo a bollire nell’acqua per due ore e mezzo. Dopo scioglietelo, lavate il pannolino, poi di nuovo rinvoltatelo e mettetelo sotto un peso in piano e in modo che il petto del cappone resti al disotto o al disopra e in questa posizione tenetelo per un paio di ore almeno, onde prenda una forma alquanto schiacciata. L’acqua dove ha bollito il cappone può servire per brodo o anche per la gelatina.                                  Sfilettato tartufato I macellai di Firenze chiamano sfilettato la lombata di manzo o di vitella a cui sia stato levato il filetto. Prendete dunque un pezzo grosso di sfilettato e steccatelo tutto con pezzetti di tartufi, meglio bianchi che neri, tagliati a punta e lunghi tre centimetri circa, unendo ad ognuno di questi un pezzetto di burro per riempire il buco che avrete aperto con la punta del coltello per inserirli. Fate delle incisioni a traverso la cotenna onde non si ritiri, legatelo ed infilatelo nello spiede per cuocerlo. A due terzi di cottura dategli un’untatina con olio e salatelo scarsamente, perché queste carni di bestie grosse sono assai saporite e non hanno bisogno di molto condimento.                              Gateau à la noisette A questo dolce diamogli un titolo pomposo alla francese, che non sarà del tutto demeritato. Farina di riso, grammi 125. Zucchero, grammi 170. Burro, grammi 100. Mandorle dolci, grammi 50. Nocciuole sgusciate, grammi 50. Uova, n.4. Odore di vaniglia Le nocciuole (avellane) sbucciatele coll’acqua calda come le mandorle e le une e le altre asciugatele bene al sole o al fuoco. Poi, dopo averle pestate finissime, con due cucchiaiate di detto zucchero mescolatele alla farina di riso. Lavorate bene le uova col resto dello zucchero, indi versateci dentro la detta miscela e dimenate molto colla frusta il composto. Infine aggiungete il burro liquefatto e tornate a lavorarlo. Ponetelo in uno stampo liscio di forma rotonda e alquanto stretta onde venga alto quattro o cinque dita, e cuocetelo in forno a moderato calore. Servitelo freddo. La dose è per sei o sette persone. Condividi
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